Cos’è la “democrazia ristretta”, dove i diritti sono sulla carta ma vengono applicati in modo discrezionale


30 organizzazioni della società civile si sono unite nella campagna Democrazia Ristretta
C'è un'Italia in cui la maggioranza dei cittadini è favorevole al riconoscimento di diritti fondamentali, e un'Italia in cui quei diritti restano sulla carta, inaccessibili o diseguali a seconda del posto in cui si nasce, del corpo che si ha, della provenienza o dell'orientamento sessuale. Il divario tra queste due Italie è al centro di Cittadinanze sospese, il report promosso da SEMIA Fondo delle Donne che ha dato il via una mobilitazione inedita: 30 organizzazioni della società civile, femministe, LGBTQIA+, antirazziste, ecologiste e transfemministe, si sono unite nella campagna nazionale Democrazia Ristretta. Lanciata il 15 giugno 2026, da Roma, lo slogan scelto è volutamente in controtendenza: "Allarghiamo l'attivismo in difesa dei diritti". Una risposta diretta alla restrizione progressiva degli spazi democratici e civili che la ricerca di SEMIA documenta con numeri difficili da ignorare.
Un parlamento che non legifera sui dirittiIl dato più preoccupante che emerge dal report riguarda la produzione di leggi degli ultimi dieci anni. Su 1.117 atti parlamentari presentati su 12 categorie di diritti, solo 36 sono diventati legge, il 3,2%. Giulia Sudano, presidente di Period Think Tank, lo definisce un fallimento istituzionale strutturale. Non si tratta solo di ritardi, ma di una crescente difficoltà delle istituzioni a trasformare bisogni urgenti, che già godono di un ampio consenso sociale, in diritti concretamente garantiti. Tra le aree più colpite: l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza, ostacolato dall'obiezione di coscienza e da profonde diseguaglianze territoriali; i diritti delle persone LGBTQIA+, ancora privi di pieno riconoscimento giuridico e tutele familiari; le politiche migratorie, che producono trattenimento ed esclusione; e un discorso pubblico che normalizza forme di discriminazione e controllo sociale.
Costruire un'infrastruttura permanente di mobilitazioneLa campagna non nasce solo per denunciare. Sul sito democraziaristretta.it sono disponibili il report completo e un toolkit pubblico pensato per organizzazioni, collettive, spazi culturali e singole persone che vogliano contribuire alla diffusione. L'obiettivo dichiarato è costruire “un'infrastruttura permanente di monitoraggio, mobilitazione e proposta politica”, spiega Anita Garibalde da Silva del MIT, coordinatrice generale dell'iniziativa.
A questa coalizione ha aderito anche LAIGA, la Libera Associazione Italiana Ginecologi per l'Applicazione della Legge 194, a sottolineare come il nodo dell'autodeterminazione corporea delle donne rimanga centrale nell'agenda della campagna. “La restrizione democratica non avanza sempre attraverso grandi rotture”, osserva Federica Calbini di Liberas. “Spesso si consolida nella normalizzazione quotidiana dell'esclusione”.
È questa consapevolezza a rendere urgente, per le trenta realtà aderenti, una risposta collettiva e coordinata: allargare le alleanze, i corpi politici, gli immaginari. Trasformare l'isolamento in forza comune, prima che la cittadinanza sospesa diventi una condizione permanente.
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